Recensione de “Il sapore del male”

 

In una sonnacchiosa cittadina la vita scorre lenta. Quella di Manuel, tuttavia, giovane cuoco dalle belle speranze, sta per essere stravolta irrimediabilmente. Un losco segreto e una torbida storia stanno per venire a galla, come la merda. La verità gli sconvolgerà l’esistenza perché cadranno tutte le sue certezze, le sue sicurezze, i pilastri fondamentali della sua vita lineare: Gli affetti.

Manuel scoprirà di essere stato adottato dagli zii perché i suoi veri genitori, quelli biologici, sono morti in un incidente stradale che puzza di assassinio lontano un miglio. Chi li ha uccisi e, sopratutto, perché? Sono questi i quesiti che il ragazzo, aiutato dalla sua fidanzata Cristina e da un paio di amici, cercherà di scoprire mettendo a repentaglio la loro stessa vita.

Il sapore del male è un romanzo pubblicato in self, cui mi sono avvicinato con un po’ di scetticismo( lo ammetto).

Come quasi tutti i romanzi in self, necessita di una revisione. Quello che mi ha persuaso a recensirlo, però, è la qualità della storia che lo rende, secondo me, pronto per un contratto editoriale. Questo è uno di quei  romanzi “diesel”, come li chiamo io. Una storia che parte un po’ lenta per poi diventare avvincente mano mano. Luca Perugia costruisce un canovaccio abbastanza complesso sciorinando una prosa piacevole che scorre veloce senza molte sbavature. Il prodotto che ne esce è un thriller ben progettato, con avvenimenti e personaggi che si incastrano con i tempi giusti, che danno vita a situazioni credibili, verosimili, sempre attaccate alla realtà. Il finale forse un po’ troppo “citofonato” non cambia il mio giudizio che trovo positivo. Avrei messo quattro stelle piene se non avessi trovato un numero troppo elevato di refusi. L’autore già sa dove mettere mano e sono sicuro che lo farà.

Auguri Luca, sentiremo parlare di te.

 

 

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

Please follow and like us:

Lascia un commento