Polvere

E mi sei entrata dentro.

Non so bene

come

hai fatto,

non so quando.

Il perchè poi,

nemmeno lo ricordo.

Figurati.

Era un giorno come

un altro.

Il tuo sorriso,

un raggio di sole caldo,

lo riconoscerei anche bendato,

anche legato.

Le mani,

le tue,

fragili tasti

di un piano senza corde,

che suona sempre,

ad ogni tuo passo,

lo porto dentro,

ha il battito di un tamburo,

il mio,

in petto.

Lo sento.

Capelli,

li ho visti in foto,

come fili d’erba bagnata,

sanno di balsamo,

ciliegia,

terra,

marrone, verde,

come occhi di bimba,

i tuoi,

impossibile scordarli.

Uno sguardo,

ieri l’altro,

un marchio a fuoco

impresso

sul mio braccio,

tu,

io,

una parola fugace,

un attimo.

E’ passato.

Mi volto,

un battito

di ciglia.

Sei andata,

volata in alto,

ed io,

ho solo polvere

nel pugno.

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