Motontost 500

Ho visto un braccio meccanico viaggiare alla velocità della luce. Sceglieva fra centinaia di scatolette colorate dai nomi assurdi. MOTONTOST 500 per esempio.
Pillole anticoncezionali, antibiotici, vitamine. Non era una farmacia ma la dispensa medicinali di un’astronave. Così pareva. Invece era il retrobottega di Paloschi, 2016 Mugnano di Napoli. Allora ho avuto una visione. Ho immaginato il futuro dominato dalle macchine. Ho visto l’essere umano relegato a schiavo tecnologico, dipendente da tutto. E c’erano macchine intelligenti che razionavano il cibo, decidevano chi doveva morire e chi vivere a seconda della loro capacità produttiva. In base all’obbedienza e all’accondiscendenza. Ho visto fiumi di gente in fila per un pezzo di pane, li ho visti scopare con la realtà virtuale. Li ho visti dormire in piedi e mangiare pillole verdi e gialle e blu e rosse. Li ho visti parlare a monosillabi. SI, No, Forse. E chi diceva forse veniva mandato a farsi fottere, in una stanza asettica piena di bottoni e luci colorate. Li ho visti piangere senza lacrime. Poi, li ho visti andare lontano, in esilio , a morire da soli. Li ho visti cadere perchè qualcuno aveva premuto un bottone. Poi, la dottoressa mi ha messo una mano sulla spalla. E mi ha dato lo scatolino colorato.
MOTONTOST 500, poi, con un sorriso malinconico mi ha detto: Finchè dura, si diverta. E sono uscito un pò più incerto.

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