Mordicchiami

Fa freddo, un freddo boia che mi entra dentro. Nelle ossa, nella carne, nella testa. Sono nel bel mezzo del niente, fuori c’è un metro di neve a terra, siamo isolati dal resto del mondo, c’è silenzio. Confinati in una scatola di plastica, una roulotte, dai tempi del terremoto, in Abruzzo. Ci avevano promesso una casa, ci avevano detto che avrebbero fatto presto, che ci avrebbero restituito tutto. Invece, nessuno ha mantenuto le promesse, nessuno si è fatto più vedere. Parole, solo quelle. Ma siamo andati avanti, da soli, cacciando nelle foreste. All’inizio credevamo fosse stata una disgrazia, il terremoto intendo. Invece, col tempo, abbiamo capito che era solo il prologo di un disegno più grande, il progetto globale della fine del mondo.
Dicono sia stata un’arma potentissima di distruzione di massa, dicono sia chiami Progetto Andromeda. Dicono che agisca sul nucleo incandescente della terra. Poi la situazione è peggiorata, sfuggita di mano, dalle minacce degli eserciti si è passato ai fatti. Allora hanno cominciato ad usare le armi batteriologiche. I morti, li ho visti cadere, a migliaia. Donne, bambini, vecchi. Poi li ho visti rialzarsi. Tutti. Come in un film dell’orrore dagli effetti speciali scadenti. Li ho visti camminare per chilometri, li ho visti cibarsi di cervelli pensanti. Forse è proprio per questo che sono morti di stenti. Si, sono morti, tutti, maledetti migranti. E’ colpa loro se qui non c’è più niente. Solo devastazione, silenzio, freddo. Siamo isolati. Eppure…
Io non volevo farlo. Ve lo giuro, avevo un brutto presentimento.
Dice :
E’ S.Valentino, dai, una volta tanto. Non lo facciamo da tempo. Non c’è nessuno, chi ci sente.
Ok – dico io – ma chiudi bene la porta. Mi raccomando. –
Poi ha voluto esagerare, come sempre. Ha voluto che indossassi il baby doll, il perizoma, le manette. Mi ha immobilizzato alla spalliera del letto e ha cominciato a baciarmi. Il collo, le labbra, le tette. Poi è sceso giù, sul ventre, fra le gambe. Infine, mi ha fatto vedere le stelle. Non venivo da tempo. E’ stato bello. Abbiamo ricordato i giorni andati, quando il mondo era diverso, quando c’erano ancora i centri commerciali, la televisione, i programmi dementi. Poi ad un certo punto non ha risposto più alla mie domande, è sbiancato, ha strabuzzato gli occhi, ha lasciato cadere la testa di lato e…un ghigno folle si è impadronito della sua faccia inerme.

Andrea rispondimi, ti prego, Andrea… non mi sente.

Non respira, non si muove.
Andrea è morto per sempre. Almeno spero. Speriamo non faccia come gli altri.
Intanto provo a togliermi le manette, tiro, con tutte le mie forze , mi fanno male i polsi. Sono in trappola, devo ammetterlo. Mi chiedo come ho fatto ad essere così deficiente. Vi giuro che se avessi un coltello, proverei a tagliarmi un braccio, a farla finita. Invece, sono qui, stesa sul letto, con il cadavere del mio moroso di fianco.
Com’era quel libro che ho letto tanti anni fa?
Il gioco di Gerald, mi sembra. Come faceva la protagonista a liberarsi?
Maledizione, non ricordo. Allora ci riprovo, tiro, strappo. Faccio forza…
Che male! Dal polso sta cominciando a scorrere parecchio sangue, lo sento scendere lungo il braccio, caldo, denso. Lo sento gocciolare sulle coperte, tic… tac.. , sulla testa di Andrea, grondante, gli riga la faccia, fin sopra gli occhi.
Noto che sono aperti. Così gli sono rimasti, azzurri e profondi.
Adesso che ci penso, prima erano chiusi. Oppure no? Non ricordo, ho la mente offuscata, non sento più le gambe, mi sento debole. Colpa del freddo, dell’ipotermia.
Si è mosso. Sono sicura, ha mosso un braccio… eccolo, ancora, ha mosso la testa. Non riesco a tenere gli occhi aperti eppure, credo che mi stia mordicchiando le gambe. Sento un flebile formicolio, il rumore delle mandibole, sento il suo respiro che poi è un rantolo. Sento la testa girare, sento caldo, poi freddo. Sento tutto… ora non sento niente. Solo il suo alito. Tic…tac… il sangue dalla sua bocca gocciola sulle mie guance.

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