Maria se ne va

Maria se ne va. L’ho saputo oggi. La cosa strana è che prima di andare ci ha tenuto a salutarmi. Mi ha chiamato dal balcone, prima di entrare in macchina, mente infilava la valigia colorata nel vano posteriore del porta bagagli. Aveva lo stesso sorriso di sempre, luminoso e coinvolgente, forse, a ben pensarci, un velo di stanchezza la faceva apparire solo un po’ più vecchia. Il viso bruciato dal sole di campagna, avvizzito come la buccia di una prugna secca, le gote colorate come pesca e gli occhi, due fessure sottili come graffi su una tela immacolata di un pittore schizofrenico. Non ho mai capito di che colore fossero veramente. Sempre gonfi li ho visti, come quelli di chi aveva da poco finito di piangere.

La vita di Maria non è stata affatto semplice. Famiglia numerosa, cinque figli. Marito morto presto, un tumore mi pare, la casa in fitto. Maria però ha tirato avanti dignitosamente. E’ andata a servizio, per anni, presso una famiglia facoltosa del Vomero alto. Tutti i giorni sveglia alle cinque, la marenna sotto al braccio, una tazza di caffè, la zuppa di latte preparata per ogni figlio. Col freddo, la pioggia, il caldo torrido, la febbre a quaranta. Tutti i santi giorni sotto la pensilina del 537.

“Non ho bisogno di niente” diceva a chi voleva offrirle un passaggio in macchina, “solo dei miei figli. Solo per loro lo faccio.”

Figuratevi come si dovette sentire Maria quella dannata sera di dicembre. Faceva freddo e pioveva, nel vicolo che portava sotto casa non c’era niente. Nessuno, neanche un cane, solo Don Pasquale affacciato al balcone che fumava mille sigarette. La pioggia cadeva forte, a secchiate, e si era fatta, fra una cosa e l’altra, mezzanotte. Maria buttava l’occhio fuori la finestra mentre faceva finta di asciugare i piatti e aveva un brutto presentimento. Giovanni detto Vanni non aveva ancora fatto ritorno. Non aveva chiamato per avvisare che faceva tardi, non si era fatto sentire nè vedere. Una cosa strana per suo figlio, specialmente il giovedì, quando Maria gli faceva trovare sempre le polpette. Erano il suo piatto preferito, non le avrebbe perse per niente al mondo. Maria si stava agitando come se avesse centinaia di formiche che le camminavano addosso. Una sensazione insopportabile.  Eppure sapeva tutto di suo figlio, le compagnie che frequentava, i brutti giri con quelli della 167. Glielo aveva detto mille volte di lasciar perdere ma Vanni aveva sempre avuto le sue manie di grandezza.

“Ti toglierò da questa casa, la smetterai di andare a servizio, ti comprerò tante cose belle.”

Vanni le accarezzava  i capelli brizzolati, seduto al tavolo di legno, in cucina, mentre mangiava le polpette. A Maria sembrava quasi di vederlo. E piangeva, silenziosa, per non farsi sentire dai più piccoli che stavano già dormendo.   A Vanni dispiaceva da matti vederla piangere ma non sopportava che facesse così fatica per tirare avanti. Si sentiva in dovere di fare qualcosa, dopo tutto, era il più grande dei figli.

” Ci sono dentro mamma, non preoccuparti. Andrà tutto bene.” A Maria non le importava niente dei soldi.

La sua auto fu ritrovata il giorno seguente, la vigilia di Natale, appena fuori al vicoletto, Vanni era lì, il suo corpo crivellato da centinaia di proiettili, i suoi riccioli inzuppati di sangue, il capo cadente sullo sterzo, il viso nascosto, distrutto. Neanche Maria avrebbe potuto riconoscerlo.

La poverina se  la sogna quasi tutti i giorni quella scena, ogni sera un particolare diverso si fissa nella sua memoria a lungo termine, ogni giorno un colpo al cuore, ogni giorno peggio. Il ricordo di quel giorno, Maria avrebbe voluto estirparlo come fosse stato malerba, ma niente. Solo tormento, dolore, vergogna, rimorso per non aver saputo evitarlo.

E’ passato tanto tempo e, ancora oggi, quando sono tutti a tavola, a Maria pare ancora di vederlo, suo figlio, il suo sorriso stupendo.

Oggi Maria ha incominciato un lungo viaggio. Ha salutato tutti, con un sorriso, perché sapeva che sarebbe stato difficile, sapeva che il suo cuore non avrebbe retto a un altro infarto. Maria non ha fatto in tempo o forse non ha voluto farlo. Maria se ne va. Io le auguro buon viaggio.

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